Get Adobe Flash player
PRESENTAZIONE La Chiesa
Indice
La Chiesa
1
3
4
5
6
Tutte le pagine

LA CHIESA DI SAN DOMENICO

Breve guida storico-artistica

Vittorio Bolcato

1. L’esterno

La costruzione dell’attuale chiesa di San Domenico, che verosimilmente è sorta sul luogo della primitiva cappella fondata con il monastero tra il 1264 e il 1294, fu iniziata negli ultimi decenni del Quattrocento grazie al cospicuo lascito testamentario di 500 ducati disposto nel 1483 da Gasparo Trissino a favore del monastero, seguito da altre importanti donazioni. La chiesa è a una navata rettangolare con tetto a due spioventi e archetti ciechi sotto il margine della cornice; la facciata è a capanna e aveva, prima dell’intervento ottocentesco, un portale rinascimentale con un frontoncino triangolare, due lunghe finestre e un oculo (cfr. il disegno di Cristoforo Dall’Acqua del 1711 in Descrizione iconografica di Vicenza). I fianchi a est e a sud in mattoni scoperti sono scanditi da lesene alternate a cinque archetti di cotto tardo-gotici e, prima dell’intonaco steso nel recente restauro, erano visibili le modanature delle lunghe monofore e la centina di una porta. Nella chiesa si accedeva da tre porte d’ingresso: la principale sulla facciata e due laterali che si aprivano rispettivamente verso il chiostro e verso il cortile esterno.

La chiesa fu completata nel 1518 e nel 1519 fu affrescata dai pittori Marcello Fogolino e Giovanni Vajenti detto Speranza. Nel 1537 fu consacrata dal vicentino Francesco Chiericati vescovo di Teramo, con l’assenso del vescovo di Vicenza Ridolfi; l’evento è ricordato da una lapide murata sul lato sud del chiostro: MDXXXVII.A.XVI.MAZ.° FV.CONSECRÀ EL.CAP.FIN.QVA. Nello stesso anno, essendo la chiesa aperta ai fedeli, furono spesi 40 ducati “in far coprire la Chiesa de fora”, cioè fu costruito un portico addossato alla parete dell’attuale portone che immette nel chiostro e in parte alla facciata della chiesa. Il portico inglobava, quindi, la lunga finestra di sinistra, come appare nel disegno citato di Cristoforo Dall’Acqua del 1711 e in un’acquatinta (1820), anche se non rigorosamente fedele, di L.Ph. Debucourt, riprodotta in Vicenza Città bellissima - Iconografia vicentina a stampa dal XV al XIX secolo (Vicenza, Biblioteca Bertoliana, ristampa della seconda edizione 2003, ill. n° 144).

La lapide ricorda sì la consacrazione della chiesa, anche se nell’iscrizione si legge “el capitolo fin qua”, ma pone pure la curiosità di conoscere l’ubicazione della sala capitolare, il luogo dove si prendevano tutte le decisioni concernenti l’amministrazione dell’ingente patrimonio mobiliare e immobiliare del monastero. I consistenti adattamenti ottocenteschi per adeguare i locali alle nuove esigenze della Congregazione di Carità hanno cancellato ogni traccia della sala capitolare. Era nell’ala est, al pianterreno e si affacciava al chiostro; così si desume dalla descrizione del complesso monastico redatta nel 1810 quando fu messo all’asta: “Stanza detta il Capitolo. Il pavimento di cotto sufficiente, due finestre a levante con le ferrate e vetri, due finestre a ponente con li soli vetri, la travatura sopra buona, una piletta per l’acqua, una porta con la portiera mette al portico”.

Nell’Ottocento la facciata fu oggetto di un pesante intervento che ha alterato soprattutto le modanature della porta. Si volle riportarla a una forma gotica sostituendo il portale rinascimentale con uno neo-gotico; si tamponarono le due finestre ai lati del portale, si accecò l’oculo posto al centro della facciata e si demolì il portico cinquecentesco. Fu un’operazione alquanto discutibile perché le monache avevano più volte rimaneggiato e trasformato nel corso dei secoli la struttura della chiesa e degli altari con le forme e il gusto dapprima del Rinascimento e poi del Seicento e Settecento.



Questo sito utilizza i cookie per migliorare i servizi di navigazione. Utilizzandolo, l'utente accetta i cookie sul dispositivo. Per avere maggiori informazioni leggi la nostra privacy policy.

EU Cookie Directive Module Information